
Nella
tappa precedente abbiamo visto come i teologi cristiani dei primi secoli abbiano stabilito dei “ponti di comunicazione” con il mondo filosofico greco poggiandosi sulla cristologia giovannea del
Logos, in virtù del fatto che "
logos" era un termine presente nello
stoicismo, dove veniva inteso come una realtà divina, una forza, un'energia, un “soffio vitale” che animava il mondo... alla quale si riteneva partecipasse anche il
logos dell'essere umano.
Nella mentalità filosofica greca, la conseguenza etica di tale concezione implicava che il “saggio” stoico diventasse consapevole di questa razionale legge divina presente anche in lui, conformandosi ad essa.
Per definire questo modo di “vivere secondo natura”, volto ad assecondare l'ordine divino del mondo, nello stoicismo venne coniata l’espressione
“legge naturale”… e questa concezione, anticamente assai diffusa, venne poi riletta anche in ambito cristiano… dove la
legge di natura fu intesa come una “norma” originariamente inscritta da Dio nel cuore di ogni essere umano, al fine di inclinarlo al bene.